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Pietro Amante

Analizzando le risposte involontarie, alcuni ricercatori hanno trovato il modo di misurare la gravità dei sintomi degli acufeni e del disturbo della sensibilità ai suoni. Una scoperta utile per valutare potenziali trattamenti

Circa il 12% degli adulti soffre di acufeni cronici, una percezione soggettiva e persistenti di fischi, ronzii o schiocchi nelle orecchie che si accompagna spesso a iperacusia, una condizione in cui suoni che per la maggior parte delle persone sono ben tollerati diventano fastidiosi. Ad oggi non esistono metodi per misurare questi sintomi in modo oggettivo, quindi i medici devono affidarsi a questionari soggettivi per valutare la gravità della malattia. Un team di ricerca guidato da Daniel Polley del Mass Eye and Ear di Boston ha verificato se determinati suoni potessero suscitare risposte inconsce o involontarie. A questo scopo ha confrontato 47 persone con acufeni cronici o ipersensibilità ai suoni con 50 persone che non soffrono di alcuna delle due condizioni. Le risposte, ipotizzano, potrebbero oggettivare la gravità dell'acufene e dell'iperacusia. Lo studio è pubblicato su Science Translational Medicine.

Attività neuraleDapprima i ricercatori hanno registrato l'attività elettrica nel cervello dei partecipanti per misurare come l'attività neurale aumenti con l'intensità del suono, fenomeno chiamato «guadagno neurale uditivo centrale». Un eccessivo guadagno neurale uditivo centrale è stato proposto come possibile causa di acufene e iperacusia. In effetti l’équipe ha scoperto che le persone con disturbi dell'udito presentavano in media un guadagno neurale uditivo centrale più elevato rispetto alle persone con udito normale; tuttavia, il guadagno neurale centrale non era correlato alla gravità dei sintomi misurata tramite questionari standard.