Già oggi 430 milioni di persone nel mondo convivono con una perdita dell’udito invalidante e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che questo numero salirà a 700 milioni (una persona su 10) entro il 2050. E i supporti acustici, per quanto facciano la differenza, non sono strumenti perfetti. Un grosso limite degli apparecchi attuali, infatti, è quello di amplificare indistintamente tutti i suoni percepiti dal microfono, rendendo difficile per le persone che ne fanno uso seguire una conversazione specifica in un ambiente rumoroso. Oggi, però, un team dello Zuckerman Institute della Columbia University ha fatto un importante passo avanti verso dispositivi di nuova generazione che, guidati dall’attività cerebrale, saranno in grado di identificare in automatico l'interlocutore e attenuare i suoni circostanti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience.

Una voce sopra il rumore

Per trasformare gli apparecchi acustici da semplici amplificatori in estensioni neurali capaci di captare l’intenzione dell’utente, i ricercatori hanno studiato il cosiddetto "cocktail party effect", ossia la capacità del cervello umano di isolare una voce in mezzo a una moltitudine di altri suoni. La corteccia uditiva umana - spiegano - produce una firma neurale specifica per la voce che decidiamo di ascoltare consapevolmente, una traccia che può essere seguita e letta da un dispositivo appositamente addestrato, rendendolo un filtro dinamico che imita i processi cognitivi per isolare la voce desiderata.