Nel suo profilo Instagram, si definisce “cheffe”, femminile francese di chef. In italiano il termine è indeclinabile, ma per lei è una scelta naturale: «Se la parola esiste, perché non usarla?». Chiara Pavan così richiama sia il pensiero di Michela Murgia nel riconoscere il ruolo delle donne nelle professioni, sia quello della sociolinguista Vera Gheno, secondo cui la lingua deve seguire la grammatica e l’evoluzione della società. Pavan, che con il compagno Francesco Brutto guida il ristorante stellato e stella verde Venissa sull’isola di Mazzorbo, è stata inserita da Forbes Italia tra i Top 25 most powerful chefs “per il talento culinario e per l’influenza nel delineare i nuovi orizzonti della gastronomia”. Ma la passione per la cucina non è arrivata da giovanissima. Prima c’è stata la laurea in Filosofia.

Come è passata dall’università ai fornelli?

“Ho studiato in particolare epistemologia e storia dei concetti scientifici all’università di Pisa. Nel frattempo, come accade a molti studenti per “arrotondare”, avevo cominciato a lavorare nella cucina del ristorante Alla Grotta. Mi piaceva, ma non lo consideravo un obiettivo. Però ho continuato. Dopo la laurea ho frequentato la scuola di Alma a Colorno, e da lì sono passata allo stage da Valeria Piccini al ristorante Da Caino in Maremma. È stata la mia prima esperienza in un ristorante gastronomico e mi ha cambiato la vita. Tutto mi sembrava meraviglioso: lo stile, i prodotti, l’organizzazione. Ho capito che volevo restare in quel mondo rigoroso”.