«Quella di oggi è davvero un’ottima giornata. Ovviamente potete contare sull’Italia, come è stato fin dall’inizio; siamo dalla parte dell’Ucraina e sosteniamo con forza i tuoi sforzi per la pace». A Washington sono passate da poco le 15, le 21 in Italia. Giorgia Meloni è seduta al grande tavolo della East Room della Casa Bianca, la sala dei ricevimenti, e si sta rivolgendo a Donald Trump. Come da protocollo è seduta alla sinistra del presidente statunitense, che dall’altro lato ha Emmanuel Macron. Le sedie rimanenti sono occupate da Volodymyr Zelensky e dagli altri leader europei accorsi lì: il tedesco Merz, il britannico Starmer, il finlandese Stubb, la presidente Ue von der Leyen e il segretario generale della Nato Rutte. È un breve momento di apparizione pubblica, prima di riunirsi tutti insieme a porte chiuse.
L’aria è rilassata, Trump e Zelensky hanno già fatto il loro vertice bilaterale e il patatrac del 28 febbraio non si è ripetuto. Sollievo tra gli europei, che hanno seguito la scena in un’altra stanza della Casa Bianca, in diretta streaming. Non è ancora finita, la pace in Ucraina è un obiettivo da raggiungere, l’appuntamento decisivo sarà il vertice a tre con Vladimir Putin e tra gli alleati occidentali ci sono ancora tante cose da discutere, ma sin lì tutto è filato per il meglio. E non era scontato.














