Essere esclusa, tutti gli anni. Andare a cercare chi altro non c’è. Ogni volta accertarsi di non essere restata l’unica. Ma poi, perché?

di Veronica Raimo

La prima volta che non sono stata invitata all’Importante Festival Letterario assomiglia incredibilmente alla seconda volta che non sono stata invitata all’Importante Festival Letterario, e forse anche alla terza volta, per non parlare della quarta, insomma, a voler essere accurati, nonché onesti, devo ammettere di non essere mai stata invitata all’Importante Festival Letterario. Ma di sicuro non è una cosa a cui faccio caso, o a cui tengo chissà quanto, non è una cosa a cui penso ossessivamente, su cui faccio ragionamenti paranoici delicatamente venati di complottismo, non è uno di quegli argomenti su cui mi verrebbe mai da scrivere un raccontino per provare a condividere la mia frustrazione di non essere mai stata invitata all’Importante Festival Letterario, è soltanto un dato come un altro, un evento, anzi un non-evento al margine della mia vita da scrittrice, un non-evento che peraltro non sono costretta a rielaborare ogni anno, nello stesso periodo storico dell’anno, quando mi sto facendo i fatti i miei, ma più o meno tutti i miei amici scrittori, o conoscenti scrittori, mi dicono: «Allora ci vediamo all’Importante Festival Letterario!», e io metto su quel diniego garbatissimo da volpe che non ha mai apprezzato l’uva e mi sento in dovere di rettificare: «Ehm, no, io non vado», al che lo scrittore o la scrittrice di turno, a seconda della sua indole, del suo grado di empatia e di sadismo, mi dirà: «Ah, beata te!», oppure: «E come mai?», o ancora: «Ma tanto l’Importante Festival Letterario non è più quello di una volta!», un po’ come Berlino, come Lisbona, come i San Marzano, bellissimi i primi tempi dell’Importante Festival Letterario! Meravigliosi! Eh, già, vai a sapere, chi li ha mai visti.