- La cucina siciliana è il risultato di secoli di scambi e contaminazioni che l'hanno arricchita, creando una sintesi unica di culture diverse che è parte integrante del patrimonio gastrononomico mondiale. E grazie alla sua stratificazione culturale, rappresenta una cucina universale. E' quanto sottolinea Mario Liberto, giornalista, docente presso Its Madonie, nonché autore del volume "Storia dell'enogastronomia siciliana. Da Polifemo alla patria alimentare", con prefazione di Dario Cartabellotta, dirigente Regione Siciliana (Edizioni Momenti, pagine 300, euro 25).

Il tratto distintivo dell'eterogeneità tuttavia, osserva Liberto, rende l'enogastronomia siciliana vulnerabile: l'omologazione minaccia infatti la preservazione delle sue caratteristiche. Un paradosso nell'anno 2025 che ha riconosciuto la Sicilia Regione Europea della Gastronomia. Per questo, sottolinea l'autore, "è fondamentale tutelarla come patrimonio culturale universale, valorizzandola e trasmettendola alle nuove generazioni. Un'educazione culturale corretta è il mezzo per continuare a fare evolvere la cucina siciliana".

Una storia interessantissima viene delineata da Liberto, partendo dai Ciclopi e dalla rivoluzione alimentare del Neolitico ed esplorando poi la frutticoltura dei Fenici e la triade grano-vite-ulivo messa a sistema dai greci sicilioti che tuttora caratterizza il paniere agroalimentare made in Sicily. Tra le tante curiosità messe in luce nel volume la pasticceria svizzera in Sicilia e le caratteristiche della cucina dei monsù.