Alberto Grandi, professore associato in Storia Economica dell’Università di Parma, e autore del libro “La cucina italiana non esiste”, è molto critico sul riconoscimento Unesco ottenuto a dicembre.

Grandi ha affidato i suoi ragionamenti alle colonne del Guardian con un pezzo a sua firma con l’obiettivo di smontare l’idea di una tradizione culinaria italiana antica, sostenendo che gran parte di ciò che oggi intendiamo come tradizione in realtà sia una costruzione recente. Per il docente, la storia reale del cibo italiano, invece, è una storia dura: fame, espedienti, migrazioni, industrializzazione, sopravvivenza; non il racconto patinato e stereotipizzato a uso turistico. Per l’autore, il tratto costante della cucina italiana è l’adattamento: rubare, assimilare, reinventare, e la capacità di sopravvivere proprio perché cambia continuamente.

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Nel suo lungo pezzo, cita anche il sovranismo gastronomico: “Ci viene detto che la cucina italiana deve rimanere pura, immutabile e inviolabile, come se la purezza avesse qualcosa a che fare con il nostro passato. Il cibo italiano è un campione di adattamento. (…) Eppure la retorica sovranista insiste nel congelare tutto al suo posto, come se il menu nazionale fosse una palla di neve”, scrive.