“Ma sai, presidente? Quasi quasi, accetto”. Maurizio Sarri non ha vissuto un periodo felice da quando è stato esonerato dalla Lazio, un anno e mezzo fa. Ha subìto un lutto gravissimo (la perdita della mamma) e ha dovuto “rimettersi in sesto” (ipse dixit), capire le sue priorità. Ma il campo gli mancava. L’adrenalina prima della partita, la cura dell’allenamento, la voglia di rimettersi in gioco e di dimostrare, di nuovo, di avere ancora molto da dare alla Serie A.

Qualche sondaggio, prima di accettare la Lazio, c’era anche stato: la Fiorentina e il Torino soprattutto. Ma la chiamata di Lotito e Fabiani ha fatto fermare ogni possibile discorso in divenire: riprendere un discorso interrotto in maniera troppo brusca era una sfida troppo bella per non essere accettata. Solo, non si aspettava che fosse così difficile.

Partenza in salita

Che Sarri odi il calciomercato, non è cosa sconosciuta. L’ha detto e ridetto, più volte. Ma da qui a non volerne sfruttare le potenzialità ce ne passa parecchio. Ecco, l’allenatore si aspettava dei rinforzi, sperava di vedere una squadra diversa rispetto a quella che aveva lasciato. Diversa la è: delle cessioni ci sono state (“abbiamo fatto pulizia” ha detto Lotito, con riferimento a chiari problemi di spogliatoio che hanno portato proprio all’esonero di Sarri), ma volti nuovi no. Non si possono, né potranno avere: calciomercato bloccato, si fa fuoco con la legna che si ha. Unica operazione? Tchaouna ceduto in Inghilterra: un bell’incasso per i biancocelesti. Ma poi tutto fermo. Anche i rinnovi. Un clima di, si permetta il gioco di parole, certa incertezza, che ha portato anche a delle voci insistite sulle dimissioni. Probabilmente, a dimettersi, ci ha anche pensato ‘il Comandante’. Ma alla fine il calcio è fatto anche di idee. E le idee, nel cantiere di Sarri, non mancano mai.