Stupisce in questi giorni quell'attribuire il rango di "re" a un uomo di palcoscenico come Baudo, segno di quel vuoto lasciato dall'assenza di una vera casa reale e di autentici monarchi
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E quindi quel gran genio di Fiorello ora chiede di costruire e dedicargli una statua, mettendola al posto dello storico Cavallo nella sede Rai di viale Mazzini. Un'ottima idea che andrebbe però completata, immaginando magari un monumento equestre con Pippo Baudo a cavallo di quel destriero. Una celia, ma non troppo perché quanti in questi giorni ne hanno parlato non solo come del Pippo nazionale, ma addirittura come del re della nostra televisione e in generale del gran mondo dello spettacolo. Declinando il tutto dal popolare, nobilitato forse oltremisura, all'aulico. Senza alcuna soluzione di continuità. Tanto che gli attributi e le lodi si sono sprecati, trasformando gli ovvi elogi funebri che si dedicano a chi saluta questo mondo, in veri e propri peana che inducono a riflettere sull'attitudine di noi italiani (o italici) a trattare gli uomini di spettacolo come sovrani e i sovrani come uomini di spettacolo.Inevitabile ricordare gli onori ben più che presidenziali riservati a grandi attori, ma pur sempre attori, come Alberto Sordi, Marcello Mastroianni o Monica Vitti con dirette ed edizioni speciali che in televisione interrompono la programmazione, le prime pagine e interi settori dei giornali a loro dedicati e poi i funerali che assumono l'imponenza delle esequie di Stato.












