"Sono partito alle 6 da Olbia per venire a salutare Pippo, mi sono alzato alle 3 di notte. Lunedì non ho trovato posto in aereo. Ho pensato a come vestirmi, mi sono pure messo la cravatta in suo onore… Spero che abbia fatto piacere a Dina e alla figlia Tiziana”. Piero Chiambretti abbozza un sorriso, ricordando Baudo, “un uomo di altri tempi che manca a questi tempi”.

Chi era?

“Difficile definirlo. Anche se tutti lo vedevano come un conservatore, per me non lo era. A suoi modo era un rivoluzionario, ha osato tanto, ha inventato tanto”.

Vi ha legati Sanremo.

"Ho fatto un Festival con Mike Bongiorno nel 1997, il primo del dopo Baudo e poi ho fatto l'ultimo Festival con Baudo, nel 2008. Un'esperienza doppia, perché sembrava che non si potesse fare il Festival senza Pippo. L'ultimo Festival fu più difficile, ho visto un Baudo diverso, perché non era più vincente. Ma anche in quel caso fu un grande gentiluomo, ci mise la faccia, prendendosi le proprie responsabilità. Lo convinsi a portare sul palco altri dodici Baudi con la maschera. “Tredici, con lui, come le tredici edizioni. Accettò gli ‘ultrabaudi’. Era divertente. Ripeto, chi l’ha sempre considerato un conservatore, sbagliava. A lui si devono le invenzioni dei generi, ha sempre creato dei programmi autoctoni”.