In Italia vi sono 2.035 call center attivi (foto d'archivio)

Da “Il telefono, la tua voce” a “Il telefono, la tua croce” corre quasi mezzo secolo e una rivoluzione nel costume che è difficile definire progresso. Il primo è il claim (lo slogan, per restare alla tv in bianco e nero) usato dalla Sip a cavallo tra gli anni 70 e 80 nelle pubblicità. La seconda è l’imprecazione che prorompe spontanea quando rispondiamo all’ennesima telefonata con cui qualcuno (sempre più spesso una voce registrata) tenta di rifilarci un nuovo contratto del gas o della luce, un imprescindibile purificatore di acqua o un innovativo prodotto finanziario con cui prodigiosamente moltiplicheremo le nostre fortune come nemmeno gli zecchini d’oro di Pinocchio nel Campo dei Miracoli.

Ma oggi potrebbe scoccare finalmente l’ora del riscatto per gli utenti vessati. Entra in vigore infatti il blocco per le telefonate che utilizzano finte numerazioni nazionali fisse, uno degli escamotage messi a punto dai call center per aggirare le norme già esistenti. Potrebbe, perché nemmeno le associazioni dei consumatori credono al potenziale taumaturgico delle nuove regole dettate dall'Autorità per le telecomunicazioni che prevedono per l’autunno un ulteriore scatto: lo stop alle false numerazioni mobili. Secondo loro i benefici saranno inferiori alle attese.