Al via da oggi, 19 agosto, la sfida italiana contro le chiamate indesiderate dei call center e il telemarketing selvaggio. Che in gergo tecnico è il Cli Spoofing. Il tutto grazie a un innovativo filtro tecnologico – frutto del lavoro congiunto degli operatori di telecomunicazioni e dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom)– che stando a quanto preannunciato sarebbe in grado di arginare il 95% delle telefonate spam e di infliggere dunque un duro colpo al dilagante fenomeno del telemarketing selvaggio. Si parte con il blocco delle chiamate con numero italiano di rete fissa ma provenienti dall'estero (operazione che richiede la collaborazione fra carrier internazionali e operatori). La seconda fase scatterà il 19 novembre, e l’orizzonte di estenderà alle chiamate da numero italiano di rete mobile.All’appuntamento di agosto sono arrivate puntuali le compagnie di telecomunicazioni e alcune si sono attivate in anticipo sui tempi. “Gli operatori si sono preparati alla data del 19 agosto sperimentando i blocchi già nei giorni precedenti e i numeri sono impressionanti. Si parla di milioni di chiamate filtrate”, dichiara il commissario Agcom Massimiliano Capitanio.I primi numeriIn pole position WindTre che anticipa a Wired i primi numeri: “Abbiamo implementato il sistema a partire dal 7 luglio e il blocco è pienamente operativo, in anticipo rispetto alla data indicata dall’Autorità”, evidenzia il direttore Affari regolamentari Antongiulio Lombardi specificando che dal 7 al 31 luglio sono state bloccate 25 milioni di chiamate.Fastweb-Vodafone è operativa dal 15 luglio e la società fa sapere a Wired di aver bloccato già 10 milioni di chiamate. “Il gruppo Tim sin da subito ha messo in campo risorse e competenze per implementare le misure di blocco delle chiamate provenienti dall'estero. In particolare, il blocco delle chiamate provenienti da operatori esteri che non rispettano il formato standard o sono numeri geografici italiani, è stato implementato già dallo scorso 14 agosto e il servizio sta funzionando regolarmente”, spiega Tim a Wired aggiungendo che la società “è già al lavoro per completare, entro novembre, l’implementazione della seconda parte delle restrizioni, che riguarderà il blocco dei numeri mobili italiani di sim che non sono in roaming all’estero”. Per quanto riguarda Iliad il servizio di blocco in questa prima fase (che riguarda la rete fissa) è operato dai carrier internazionali a cui si appoggia, mentre a partire dal 19 novembre la società sarà attiva direttamente.La “vicenda” IliadA proposito di Iliad, la società ha recentemente presentato un esposto alla Procura di Milano e inviato una segnalazione all’Agcom a seguito di un episodio di truffa telefonica in cui un operatore si è finto dipendente dell’operatore per indurre un utente a cambiare la propria offerta. La vittima aveva risposto a una chiamata proveniente da un numero apparentemente italiano, attivato tramite un messaggio automatico con opzione Iliad, e successivamente trasferito a un interlocutore umano. Quest’ultimo, facendo riferimento a un presunto disservizio imminente, lo aveva invitato a cambiare operatore.Secondo Iliad, “il fenomeno dello spoofing rappresenta un aspetto tecnico di un problema più ampio, legato a una filiera commerciale che genera e monetizza contatti attraverso modalità ingannevoli”. In questo contesto, l’operatore evidenzia la “necessità di interventi volti a contrastare il modello operativo alla base di tali pratiche” e richiama anche l’attenzione sulla “responsabilità degli attori coinvolti nella catena commerciale”, sottolineando come “l’utilizzo di contatti ottenuti in modo scorretto possa incidere negativamente sulla tutela dei consumatori e sulla trasparenza del mercato”.Scettiche associazioni dei consumatoriIn attesa di toccare con mano ciò che accadrà di qui ai prossimi mesi sulla reale efficacia dell’operazione c’è chi esprime scetticismo. Lo fanno alcune associazioni di consumatori. Secondo l’Unione nazionale consumatori, le misure non sono che un “palliativo” poiché i call center irregolari potrebbero aggirarle anche a causa delle differenze normative tra Paesi.Per Assoutenti è presto per cantare vittoria: “Occorrerà attendere novembre, quando scatterà il blocco anche per le finte numerazioni di rete mobile, per capire se la misura determinerà reali benefici per gli utenti. Per adesso l'unica strada per combattere realmente il teleselling selvaggio risiede nell'applicazione concreta dell'articolo 66 quinques del Codice del consumo, che rende nulli i contratti non richiesti dai consumatori, una tutela sostanziale a valle che va applicata con rapidità ed efficienza", sottolinea il presidente Gabriele Melluso.Secondo il Codacons le nuove regole sul telemarketing “non fermeranno il fenomeno delle telefonate commerciali”. Nel ricordare che il settore del telemarketing in Italia genera un giro d'affari da 3 miliardi di euro all’anno, con 2.035 call center attivi e quasi 80.000 addetti, l’associazione evidenzia che “accanto agli operatori legali vi è un sommerso di call center ubicati all'estero che operano nella più totale anarchia, violando le norme di settore e la privacy dei cittadini. Al punto che, nonostante i 32 milioni di utenti iscritti ad oggi al Registro pubblico delle opposizioni, ogni italiano riceve in media ogni settimana dalle 5 alle 8 telefonate commerciali, che portano a circa 15 miliardi il numero complessivo di chiamate indesiderate registrate in un anno nel nostro Paese”. E se in passato la maggior parte delle chiamate era legato a proposte di forniture telefoniche o di luce e gas stanno aumentando vertiginosamente quelle in cui si promuovono investimenti finanziari o in bitcoin “col rischio di far perdere ingenti somme ai consumatori”. Il Codacons accende i riflettori sul fenomeno della falsificazione delle numerazioni chiamando dall'Italia e sulle chiamate commerciali che usano prefissi stranieri. “E vanno considerate le contromisure che saranno adottate dai call center illegali, i quali utilizzano tecnologie sempre più sofisticate per aggirare blocchi e divieti e colpire gli utenti”, conclude l'associazione.La questione dei call centerNel mese di maggio l’Antitrust ha avviato, anche grazie all’attività investigativa svolta dalla Guardia di Finanza, sette procedimenti istruttori nei confronti di società di call center che promuovono la conclusione di contratti nel settore dell’energia – Action, Fire, J.Wolf Consulting e Noma Trade - e nel settore delle telecomunicazioni – Entiende, Nova Group e My Phone.“L’intervento – si legge nel provvedimento - ha l’obiettivo di contrastare il fenomeno del telemarketing scorretto, ben noto all’Autorità alla quale ogni giorno arrivano numerose segnalazioni che lamentano la ricezione di telefonate per concludere contratti sulla base di informazioni ingannevoli. I call center coinvolti nelle istruttorie avrebbero contattato i consumatori proponendo l’attivazione di contratti di energia e di telefonia, sulla base di informazioni ingannevoli circa l’identità del chiamante, l’oggetto della telefonata, la convenienza economica delle offerte commerciali proposte. Peraltro spesso sarebbero state usate numerazioni camuffate con la tecnica del cosiddetto Cli spoofing che consente di manipolare l’identificativo del numero di telefono. Le modalità di telemarketing sarebbero varie, tutte accomunate dalla trasmissione di informazioni non trasparenti e ingannevoli”.Da quel che è emerso, “nel settore dell’energia che gli operatori telefonici si presenterebbero spesso come dipendenti dell’attuale fornitore o di Autorità di regolazione e controllo e definirebbero poco convenienti le tariffe applicate. In altri casi presenterebbero problematiche tecniche o difficoltà nello switching in atto che renderebbe necessaria la stipula di un nuovo contratto di fornitura”.Nel settore delle telecomunicazioni, invece, durante le telefonate “per indurre il consumatore a cambiare operatore verrebbero prospettati falsi disservizi sulla linea o imminenti rincari di prezzo del servizio da parte dell’operatore dell’utente chiamato. Altre volte i consumatori sarebbero indotti ad attivare una nuova offerta (con un altro operatore o anche con quello con cui si è già contrattualizzati), dopo che sono prospettate condizioni contrattuali particolarmente favorevoli che poi si rivelano false”.