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L’obiettivo è aumentare la produzione in Occidente per dribblare i dazi e vendere più veicoli

Maggiori costi, ritardi e forti rischi in agguato non scoraggiano le aziende cinesi che si occupano di mobilità elettrica. Lo scorso anno, per la prima volta, gli investimenti all'estero sono risultati maggiori di quelli finiti sotto la Grande Muraglia. Ammonta a circa 16 miliardi di dollari, con in grande evidenza la produzione di batterie, il capitale della catena di approvvigionamento finito Oltreconfine. È quanto rivela il report della società di ricerca Rhodium, diffuso da Bloomberg, che definisce come «cambiamento storico» questa inversione di tendenza. Almeno l'80% degli investimenti hanno sempre riguardato la Cina.

L'espansione in atto avviene, precisa il report, in quanto l'eccesso di capacità produttiva e una lunga guerra dei prezzi a Pechino comprimono i margini lungo tutta la filiera. Inoltre, la crescita degli investimenti all'estero fa parte di una strategia per aggirare i dazi in Europa e negli Usa attraverso la realizzazione spedita di impianti in queste due aree del mondo. I casi Byd (Brasile, Thailandia, Ungheria e probabilmente Turchia e Indonesia, stop invece al progetto in Messico) e Chery (1 miliardo di dollari in Turchia) per la produzione di veicoli sono l'esempio più significativo. Il big delle batterie Catl ha definito «priorità assoluta» l'allargamento del proprio business. Tre quarti degli investimenti del 2024 hanno riguardato proprio il cuore delle auto elettriche.