VENEZIA - «Una intimidazione mafiosa, proprio un bel comitato di benvenuto ci hanno fatto. E aggiungiamo pure che ho visto come vengono spesi i soldi delle mie tasse, un miliardo e mezzo di euro dal 2017 ad oggi dati dal governo italiano a questi mafiosi della Libia». Come al solito, Beppe Caccia non ci gira attorno: a capo della prima missione di Mediterranea, la nuova nave dell’omonima ong messa in piedi assieme all’ex leader dei No global Luca Casarini, ieri 18 agosto l’ex assessore del Comune di Venezia ha raccontato cos’è successo al largo delle coste libiche: «Siamo stati attorniati da diversi Rhib, cioè gommoni veloci militari, a bordo ciascuno aveva uomini armati con pistole e fucili mitragliatori. Ci hanno urlato e intimato di andare via, benché fossimo in acque internazionali. Erano miliziani che si sono rifiutati di identificarsi. E nel pomeriggio è arrivata una motovedetta della Guardia costiera della Libia, proprio una delle barche avute in dono dal nostro Governo italiano. E quando hanno avuto conferma che eravamo una nave “rescue”, di salvataggio, ci hanno urlato di andare via».
La nuova nave rossa Mediterranea è salpata per la sua prima missione sabato scorso, a bordo un equipaggio di 23 persone tra cui 12 volontari (tra loro anche il medico cardiologo veneziano Mimmo Risica, il soccorritore di Mogliano Veneto Denny Castiglione, l’esperta polesana nella raccolta delle testimonianze Cecilia Casalini). «Verso le due di notte di lunedì siamo arrivati al waypoint, un punto prefissato per iniziare a pattugliare le acque - racconta Caccia -. Ci trovavamo a trenta miglia dalla costa libica, quindi in acque internazionali, quasi al confine tra la zona Sar sotto il controllo della Libia e quella sotto il controllo della Tunisia. È la zona dove si sono verificati molti naufragi, si consideri che un gommone o un barcone ci mette cinque, sei ore per arrivarci. Durante la notte con il radar ci eravamo accorti di strani movimenti, c’erano tracce, ma non figurava l’Ais, il sistema di sicurezza utilizzato principalmente per prevenire collisioni in mare. Quindi o non ce l’avevano o l’avevano tenuto spento».









