Il 6 agosto di ottant'anni fa, Hiroshima. Quel giorno, in tre secondi, nel raggio di due chilometri la temperatura esplose fino a quaranta volte quella del sole e in quel cerchio morì all'istante ogni essere vivente. O quasi. Perché in realtà, per uno di quei miracoli che la Natura ogni tanto tira fuori, alcuni alberi a poche centinaia di metri dall'epicentro dell'inferno restarono vivi. Intendiamici: parliamo delle radici più profonde e dell'interno dei tronchi più grossi. Ma tanto bastò. Perché il secondo miracolo è che un po' alla volta ricominciarono a germogliare.