Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
18 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 16:51
Il presidente Erdogan la definisce “una piovra le cui braccia si estendono in altre parti della Turchia e all’estero”. Il riferimento è a quella rete di corruzione che si intreccia con i germi del terrorismo: si tratta del nemico numero uno e deve essere debellato. Per l’opposizione, però, le continue operazioni di polizia mostrano un dato preoccupante: oltre ai “soliti gulenisti” – i sostenitori del leader islamico Fethullah Gulen, ormai scomparso a cui Erdogan attribuisce la responsabilità del fallito golpe del 2016 – in manette finiscono gli esponenti del Chp, il partito che preoccupa maggiormente il presidente e la sua formazione (Akp). Solo nell’ultimo fine settimana il ministro dell’Interno Ali Yerlikaya ha dato notizia dell’arresto di 39 persone in 29 province.
Per le autorità si tratta di persone legate “all’Organizzazione del terrore gulenista (Feto)”. Questa attività arriva in un momento di incertezza per il futuro politico della Turchia. In teoria Erdogan, protagonista assoluto negli ultimi 20 anni, alle elezioni del 2028 non potrebbe ricandidarsi perché alla scadenza del suo terzo mandato. Tuttavia, uno spiraglio per lui ci sarebbe se il Parlamento dovesse indire elezioni anticipate nel 2027. L’opposizione si aspetta proprio questa mossa e in questo contesto inquadra le centinaia di arresti.










