Tre grosse cipolle tagliate a fette sottili, in padella con olio, far rosolare bene, aggiungere il fegato tagliato a pezzi in padella, sale e pepe ed è pronto.

E' la ricetta base di un piatto patrimonio della cucina popolare veneta, il fegato alla veneziana.

Spesso accompagnato da polenta bianca. Solo che la cucina dove viene preparata la succulenta pietanza non è quella di un bacaro di una calle isolata e risparmiata dai turisti o di un ristorante stellato di San Zaccaria, ma la piccola cucina di una trattoria popolare di Aqaba (Giordania). A raccontare l'episodio - e il gusto del piatto - è Giuseppe Colasanto, funzionario di un'agenzia dell' Unione europea, dislocato in Giordania e Libano, che si chiede: "Il fegato alla Veneziana è davvero alla veneziana o ... all' Araba? Nasce come ricetta della Serenissima, poi importata in Oriente grazie ai secolari scambi commerciali verso il Mediterraneo Orientale o, al contrario, è elaborata da una ricetta Levantina trapiantata in Laguna?" Come le lingue o quegli idioletti in uso in comunità come quella eterogenea dei porti, anche la cucina risulta da scambi culturali, influenze tra viaggiatori. E quali migliori vettori di cultura se non i marinai? "Avevo notato nel menù un piatto che, riesco a capire, poteva somigliare a uno dei miei piatti preferiti, il 'fegato alla veneziana', dunque lo avevo ordinato - spiega Colasanto - Incuriosito, mi ero affacciato in cucina trovando conferma nella ricetta e nella preparazione". Non soddisfatto, Colasanto aveva "chiesto al cuoco che mi aveva confermato la ricetta, appunto".