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Ultimo aggiornamento: 11:42
Da quando allena la Juventus ha perso “solo” 3 partite (tra campionato e Mondiale per club). Ma non basta. Perché, oggi, la vera sfida di Tudor in bianconero è un’altra: dimostrare di poter allenare – e saper gestire – un grande club. Non subentrando a stagione in corso (come accaduto spesso), ma facendolo dall’inizio grazie alla riconferma fino al 2027 (con opzione fino al 2028). Dando un’impronta di gioco chiara, riconoscibile e garantendo una continuità di risultati a una squadra (e una società) ancora in fase di costruzione che, piano piano, si sta liberando dai problemi accumulati dopo l’ultima disastrosa annata.
L’ennesima pezza o il vero allenatore da cui ripartire? Per la prima volta in carriera, Tudor potrà giocarsi le sue chance da allenatore – in una grande squadra – dalla prima giornata. Una stagione completa in cui poter lavorare e costruire una filosofia di gioco. Con giocatori adatti e funzionali: come già dimostrato negli ultimi mesi, tutto parte dalla difesa a 3. Poi, spazio a un centrocampo a 4 (con la coppia Locatelli–Thuram che sarà ipoteticamente quella più utilizzata) e una fase offensiva ricca di talento. Due trequartisti a supporto di un’unica punta. Ma occhio anche al 4-2-3-1, possibile piano B per cercare maggiore imprevidibilità. Calcio verticale, veloce ma equilibrato: tre attitudini che devono diventare necessariamente il manifesto dell’allenatore croato. In allenamento e in campionato. Un posizionamento in Champions è l’obiettivo minimo, ma in casa Juventus non è concesso accontentarsi. E la poca pazienza (come accaduto negli ultimi anni) può portare a rivoluzioni continue. La sfida di Tudor sarà proprio questa: abbinare alla grinta e al carattere, un’identità seria e vincente.







