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Ultimo aggiornamento: 12:37
Ci risiamo. Dopo neanche due mesi di campionato, la Juventus si ritrova allo stesso punto dello scorso anno, addirittura in anticipo: siamo già a “Tudor out”, come del resto era stato “Motta out”, con la differenza almeno che lui aveva iniziato a scricchiolare a novembre, e poi comunque aveva resistito fino a marzo. Mentre qui a ottobre l’allenatore pare destinato all’esonero e la stagione già compromessa, chissà poi se lo è davvero. In una classifica estremamente corta, che vede tutte le principali candidate al titolo in un punto (il Milan nuova capolista, Inter, Napoli e mettiamoci pure la Roma di Gasperini), spicca l’assenza dal gruppo di testa della Juventus.
Non è tanto il distacco a preoccupare: quattro punti sono ancora nulla, la stessa Inter ne aveva sei di svantaggio e li ha recuperati con una manciata di vittorie consecutive. Quanto piuttosto la tendenza, evidentemente negativa, e i segnali inquietanti che arrivano dal campo: dopo il successo allo scadere proprio contro l’Inter, che fu tanto celebrato ma chiunque avesse visto la partita si era accorto di quanto fosse casuale e immeritato, i bianconeri hanno messo in fila tra coppa e campionato cinque pareggi e una sconfitta, l’ultima questa domenica a Como. Ogni partita è stata peggiore della precedente. La squadra subisce troppo e non riesce a sfruttare appieno il potenziale offensivo, che pure sarebbe notevole. Manca un’identità, il carattere con cui spesso sono stati ribaltati gli svantaggi alla lunga da solo non può bastare. L’unico punto fermo sembrava il modulo e la difesa a tre che Tudor ha sempre praticato, ma a Como sulla scorta dell’infortunio di Bremer e della pressione dell’opinione pubblica è stato messo in discussione pure questo, e quando succede di solito una gestione tecnica è arrivata ai titoli di coda.












