«Pippo Santo Subito» è l’ unico slogan che non è ancora risuonato (ma non è fuor d’ora...). Trascorsa una giornata dalla scomparsa del presentatore e direttore artistico “magno” della televisione italiana, davvero ognuno si è sentito in dovere di esprimersi. Qualcosa che capita quando si ravvede una forte identificazione col personaggio al centro della scena. E Baudo la scena non l’ha mollata mai. Anche negli ultimi anni di minore visibilità. Il suo palcoscenico è rimasto l’Italia che oggi, da nord a sud, compresa la Repubblica di San Marino, sembra fare a gara nel voler tributare a SuperPippo l’onore più roboante.
Prima di tutto con le parole. Continuano a spenderne gli innumerevoli artisti plasmati dalle sue mani. I cantanti sanremesi, tutti figli suoi che gli devono tutto. Le istituzioni, dal Capo dello Stato Sergio Mattarella (che ne ha ricordato «la professionalità, la cultura, il garbo e la straordinaria capacità di interpretare i gusti e le aspettative dei telespettatori italiani») al sindaco del più piccolo borgo. I politici e gli intellettuali, come il suo amico Clemente Mastella, sindaco di Benevento e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco che ne hanno (giustamente) tratteggiato un dna politico cui Baudo teneva molto: le sue idee “testardamente democristiane” per dirla con le parole dell’ex ministro della Giustizia, poi approfondite dal conterraneo Buttafuoco che ha spiegato come «Baudo fu partecipe del dibattito culturale che attraversava una stagione politica della Democrazia Cristiana, in particolare di quell’area che in Sicilia vedeva protagonisti come Rino Nicolosi e, a livello nazionale, Ciriaco De Mita. Pippo si inseriva perfettamente in quell’humus culturale della cosiddetta sinistra Dc e, in un certo senso, fu anche lui uno di quegli “intellettuali della Magna Grecia”, secondo la celebre definizione coniata da Gianni Agnelli. Racconto questo - ha spiegato ancora Buttafuoco - per offrire un quadro completo della sua vita intensa. È giusto ricordare anche questo segmento biografico spesso trascurato. Baudo aveva una marcia in più: era un uomo che studiava, che si preparava, che sapeva affrontare con competenza i temi del dibattito culturale. Conosceva perfettamente autori come Leonardo Sciascia o Gesualdo Bufalino, per citare solo due nomi eccellenti della letteratura siciliana».













