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Ultimo aggiornamento: 8:01

“Camminare bendati in un campo minato”. Usa questa immagine Hisham Zaqout per descrivere il suo lavoro nella Striscia di Gaza. “Ogni giorno salutiamo le nostre famiglie come se fosse l’ultima volta”. Ha 41 anni, è corrispondente di Al Jazeera con 20 anni di esperienza nel giornalismo, e il suo è un volto molto noto per chi segue l’emittente in lingua araba. Nel 2024 ha vinto il premio Shireen Abu Akleh dell’Università palestinese di Bir Zeit e dopo un anno il Telly Award. Oggi, a pochi giorni dalla morte del suo collega e amico Anas Al-Sharif, ucciso insieme ad altri 5 reporter dall’esercito israeliano in un attacco mirato alla loro tenda, Zaqout si rivolge ai colleghi stranieri: “Alzate la voce per noi. Ci sono cronisti malati, altri gravemente feriti. Chiedete che possano uscire in sicurezza da qui”.

L’uccisione del 28enne Anas Al-Sharif è stata duramente condannata dai sindacati, dalle associazioni per la libertà di stampa e dall’Onu. E ha lasciato sconvolti molti giornalisti in tutto il mondo. Conosceva Anas Al-Sharif? Cosa pensa delle accuse mosse nei suoi confronti dall’esercito israeliano?

Anas si era unito alla nostra squadra a novembre 2023 e fin dal primo giorno è stato una forza della natura. Lavorava giorno e notte, instancabile, muovendosi con la sua macchina fotografica per documentare ogni cosa. Il mondo intero lo vedeva, il che significa che anche l’esercito israeliano conosceva la sua posizione in ogni momento. E vedeva ciò che vedevano anche gli altri: un reporter in una tenda che raccontava la verità. Non lo hanno attaccato per caso: ucciderlo è stato come uccidere la verità stessa. Le accuse? Sono un deplorevole tentativo di legittimare l’omicidio di un giornalista.