Sul menu, perfino il canard à la presse, monumento della cucina francese e considerato una delle ricette più ardue da realizzare, può farsi piccolino. Perché piccolo diventa sempre più bello al ristorante, soprattutto negli Stati Uniti, dove le porzioni devono adeguarsi agli appetiti della salute pubblica e dunque ridursi, anche drasticamente. Senza però intaccare il gusto, la convivialità, l’arte della tavola. È l’epoca dell’Ozempic. Il farmaco a base di semaglutide, nato per curare il diabete di tipo 2 e rivelatosi un formidabile tagliatore di appetito, è stato ormai utilizzato con successo da oltre 32 milioni di americani. Secondo studi recenti, un americano su quattro ne farebbe uso.
La reputazione del trattamento (un’iniezione a settimana), taglia-fame e arma di distruzione di massa contro l’obesità, ha da tempo superato i confini degli Usa, che hanno costituito un formidabile terreno di prova con il loro 40 per cento della popolazione in sovrappeso grave. E la gastronomia non può continuare a ignorarlo, senza modificare il diametro dei piatti, il peso delle pietanze, la mescita nei calici. Dopo le varianti light per bambini, quelle per vegetariani, per vegani, per allergici, si impone ormai anche il menu Ozempic, la carta delle piccole porzioni, compatibile con gli effetti collaterali del GLP-1, l’ormone riprodotto da farmaci come Ozempic o Wegovy.







