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Ultimo aggiornamento: 7:55
di Rosamaria Fumarola
Accettare che chi si ama termini i suoi giorni, ora dopo ora, minuto dopo minuto davanti ai nostri occhi diventa accettabile solo a condizione di accogliere in qualche modo anche l’idea della nostra morte e questo è quanto di più anticonservativo il pensiero umano possa partorire. È naturale questo dolore? È inevitabile? È senz’altro una battaglia che ci coglie disarmati.
Recentemente in un’intervista il cantante Robbie Williams ammette di non sentirsi pronto ad affrontare la malattia dei genitori, demenza per la madre e Parkinson per il padre (dei quali non credo sia però il caregiver) e che ha ovviamente commosso il pubblico dei suoi fans e non solo. Prendersi costantemente cura della vita di un familiare, in particolare di un padre o di una madre, ha delle implicazioni che riguardano tanto i rapporti privatissimi che intercorrono tra le persone, quanto le componenti culturali, religiose o semplicemente consuetudinarie che ci hanno formato, che non sempre abbiamo scelto e che ci impongono la presa in carico di chi amiamo, nonostante si avverta un male che disfa anche le nostre esistenze.






