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La prova costume in questi giorni mostra corpi affascinanti o brutti, magri o grassi, giovani o vecchi. Diano prurito o no, sono tutti meravigliosi perché sono scrigni dell’identità di ciascuno, che è sempre bellissima

Il vecchio parroco che ha spostato i miei genitori, mi ha battezzato, mi ha guidato all’ordinazione sacerdotale, era un uomo di intelligenza sopraffina e di schietta ironia. Ricordo una scena in un caldo agosto. Arrivò in sagrestia una delle volontarie della parrocchia: una signora sulla settantina, tarchiata e con i tratti non del tutto felici, con quella tipica assenza della moderna attenzione all’aspetto beauty tipico delle nonne di paese, identificabile nell’ombra di baffo sparuto. Entrò nel confessionale di don Giuseppe e dopo poco ne uscì stizzita. Imbattendosi in un altro sacerdote, brontolò: «Ma non è possibile! Gli ho confidato che il vedere in giro così tanti uomini a dorso nudo mi creava una specie di prurito che mi prendeva tutta. E con vergogna ho detto che avevo fatto questo pensiero sconcio persino vedendo il prete giovane che stava giocando succinto con i ragazzi in oratorio. Lui ha tirato la tendina, mi ha guardata e poi mi ha detto: “Tu avresti questo prurito? È herpes!”. Si rende conto?!». In quel momento si palesò il parroco con i suoi occhi chiari vispissimi e il suo sorriso sornione. L’altro prete scoppiò a ridere. La signora restò basita, poi dopo un incrocio di sguardi, anche lei si sciolse in una ilarità condivisa. Il sole di questi giorni mi ha fatto riemergere questo ricordo, sollecitato dalla visione di un vecchio film, di quelli che tornano a ferragosto: Bellissima. È del 1951. L’anno precedente Roma venne tappezzata da un manifesto che diceva così: «Per un film di Luchino Visconti si cerca una bambina che sia davvero bellissima, non che soltanto sua madre la veda così».