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La colpa non è della medicina estetica in sé, ma dell'idolatria di un modello unico di bellezza: seni pneumatici, labbra a canotto, zigomi innaturali, nasi invisibili. Instagram, la tv, i filtri
Gentile Direttore Feltri,
non è la prima volta che una donna perde la vita dopo essersi sottoposta a un intervento di chirurgia estetica. I casi sono frequenti, in particolare a Roma. Per anni non ho accettato parti del mio corpo, come il naso o la pancia. Ho sognato anch'io di entrare in sala operatoria e uscirne diversa, più bella, più libera da quei difetti che mi hanno accompagnata e limitata. Eppure, ogni volta che sento di queste tragedie, mi dico che forse è meglio tenermi il mio naso e i miei chili in più, piuttosto che rischiare la pelle inseguendo un'idea di perfezione. Che ne pensa? Faccio bene?








