Alupo morto, la Provincia autonoma di Bolzano ha disposto l’esame del dna dell’esemplare ucciso nella notte tra l’11 e il 12 agosto in Alta Val Venosta secondo quanto autorizzato il 30 luglio scorso dal presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, che ha dato mandato al Corpo forestale provinciale di abbattere due lupi “a caso” nella zona dopo le predazioni di alcune pecore e di una capra lasciate libere in alpeggio nelle scorse settimane. L’analisi genetica sarà eseguita dalla Fondazione Edmund Mach di Trento.
Günther Unterthiner, direttore della Ripartizione Servizio forestale della Provincia altoatesina, in un’intervista al Tgr di Bolzano, ha sottolineato l’importanza del parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) favorevole all’abbattimento di due lupi: “Anche se avessimo ulteriori predazioni, con il prelievo di questo e magari anche di un secondo lupo in Val Venosta, il nostro numero sarebbe già utilizzato e difficilmente l’Ispra ci darebbe un parere positivo, fondamentale anche per l’autorizzazione del presidente”.
Perché fare l’esame del dna al lupo ucciso?
La Provincia vuole stabilire se il lupo ucciso sia quello responsabile delle predazioni negli alpeggi della zona. Secondo quanto comunicato dal direttore Unterthiner, non sarebbe possibile catturare prima un lupo, dotarlo di un trasmettitore per seguirlo e cercare poi corrispondenze con il dna del lupo trovato nei luoghi degli attacchi e solo allora abbattere l'animale. Insomma, una prassi diversa da quella adottata dalla Provincia autonoma di Trento nei confronti degli orsi ritenuti “problematici”. Una prassi che infiamma ora un dibattito alimentato anzitutto dalle associazioni che lavorano per la tutela degli animali, ma anche da una decisa presa di posizione di esponenti del Pd.








