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Ultimo aggiornamento: 15:52

A nove mesi dalla morte di 16 persone nel crollo di una tettoia esterna alla stazione ferroviaria di Novi Sad, la rabbia in Serbia non accenna a placarsi. Dal 1° novembre 2024 continua la vasta ondata di proteste organizzata in tutto il Paese dal movimento degli studenti che accusano la classe dirigente di corruzione, ritenuta alla base dell’incidente, scarsa democrazia e controllo sui media. Nuovi violenti scontri tra manifestanti e forze di polizia sono scoppiati ieri sera a Belgrado, Novi Sad e diverse altre città con decine di feriti, compresi poliziotti e militari dell’Esercito.

Dopo che in giornata la situazione sembrava essersi normalizzata, in tarda serata gruppi di dimostranti hanno nuovamente attaccato sezioni locali dell’Sns, il partito di maggioranza che fa capo al presidente Aleksandar Vucic. A Belgrado e Novi Sad la polizia è intervenuta a formare massicci cordoni per impedire il contatto con attivisti e militanti dell’Sns, mobilitatisi a difesa delle sedi del loro partito. Negli scontri le forze di polizia sono state lungamente bersagliate con sassi, bottiglie, sacchetti della spazzatura e altri oggetti, con gli agenti che hanno risposto con cariche di alleggerimento e gas lacrimogeni. Contro le sedi dell’Sns sono stati lanciati secchi di vernice, pietre, uova e anche petardi.