L’accesso alle cure per le persone con disabilità resta, in Europa, un indicatore critico di diseguaglianza sociale ed economica. Grecia, Spagna e Italia — tre Paesi mediterranei accomunati da sistemi sanitari pubblici di impronta universalistica ma oggi sottoposti a forti pressioni — stanno affrontando sfide analoghe: vincoli di bilancio, liste d’attesa, coperture parziali e un crescente ricorso al privato.
Grecia: dal “ticket zero” al copayment del 15%
Il caso greco è emblematico di come una modifica normativa possa tradursi in un costo diretto e immediato per i cittadini più fragili. Nel 2024, il regolamento sui benefici sanitari è stato rivisto introducendo un co-pagamento del 15% per i pazienti ambulatoriali nei centri pubblici o privati di riabilitazione e recupero. In passato, le terapie per persone con disabilità motorie o malattie croniche erano interamente a carico dello Stato.
Oggi, per un adulto con disabilità, un mese di trattamento può pesare sensibilmente sul bilancio familiare: la pensione di invalidità — 338 euro mensili per un’invalidità superiore al 67%, 570 euro oltre l’80% — spesso non copre l’intero ciclo di cure. Al problema economico si somma quello geografico: i centri specializzati sono concentrati nelle grandi città, lasciando vaste aree periferiche con un’offerta minima e costringendo le famiglie a spostamenti onerosi.






