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Ultimo aggiornamento: 7:58
Gli ospedali reggono, spesso grazie all’abnegazione e alla preparazione dei professionisti. Il territorio invece cede, incapace di intercettare precocemente i bisogni dei cittadini prima che diventino emergenze. Il quadro dell’Italia che emerge dal rapporto Health at a Glance 2025 dell’Ocse – che analizza i sistemi sanitari di 38 Paesi industrializzati – è quello di uno Stato che ha smesso di investire nel proprio sistema sanitario, scaricando costi e responsabilità sul personale rimasto e sui cittadini. L’Italia spende per la sanità 5.164 dollari pro capite, ben sotto la media Ocse (5.967), un terzo in meno della Francia (7.367) e oltre il 40% in meno della Germania (9.365). Una scelta politica che ha delle conseguenze: le famiglie italiane sono tra quelle che pagano di più di tasca propria per la loro salute in tutta Europa. La spesa sanitaria “out of pocket” incide per il 3,5% sui consumi domestici. Contro il 2% della Francia e il 2,5% della Germania. Il 48% di questa spesa privata è dedicato all’assistenza ambulatoriale. È il secondo valore più alto dell’area, contro una media Ocse del 22%. Quello che dovrebbe essere garantito dal pubblico, dunque, è sempre più un bene acquistato, anche per via delle lunghe liste d’attesa che spingono chi può verso il privato, e chi non può verso la rinuncia. Facendo scivolare il Servizio sanitario nazionale verso un modello sempre più frammentato e diseguale.






