Il vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska si tiene in una giornata che per molti paesi europei è festiva. È sia una festa di origine romana, le Feriae Augusti, che celebrava il riposo e i raccolti, sia una festa religiosa cristiana che commemora l'Assunzione di Maria. Ma poiché si parlerà di una guerra, un’altra ricorrenza è importante: il 15 agosto di 80 anni fa il Giappone si arrendeva, l’imperatore Hirohito annunciava alla nazione la capitolazione. Il Giappone fu ricostruito sotto l’occupazione americana diventando una fiorente e prospera liberaldemocrazia. Non ha mai firmato un vero trattato di pace con l’Urss-Russia, che Tokyo accusa di avere occupato illegalmente alcune isole del suo arcipelago. La Russia rimane una potenza del Pacifico – la scelta dell’Alaska ci ricorda anche questo – e per il Giappone la sua aggressione contro l’Ucraina è stata un segnale di allarme quasi altrettanto acuto quanto per gli europei. Tanto più da quando la Corea del Nord – dittatura con bomba atomica e il grilletto missilistico facile – è scesa in campo in Ucraina.
Il summit Trump-Putin e il revisionismo storico su Hiroshima
Il 15 agosto di 80 anni fa il Giappone capitolava, dopo le due bombe atomiche sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki. Oggi l'anti-trumpismo si affianca a un rifiorente revisionismo sull'olocausto nucleare del 1945. Contro il quale però i primi a scagliarsi furono proprio i conservatori americani











