CORTINA (BELLUNO) - Il turismo cafone è un problema comune, diffuso, che si verifica ovunque, perché deriva da mancanza di cultura, di educazione e rispetto. Di certo non è una situazione che si evidenzia solamente a Cortina d’Ampezzo, per un atteggiamento snob nei confronti delle diverse categorie di ospiti. È invece una realtà comune a tutti i luoghi in cui si riversano numerosi i vacanzieri, soprattutto l’estate. È l’analisi di Sandra Ruatti, presidente dell’associazione albergatori di Cortina: «È cambiato il modo di fare vacanza. Soprattutto in certi periodi non arriva più il vero amante della montagna, che la vive con discrezione e rispetto, in un periodo piuttosto lungo di soggiorno, in albergo o in casa; passa invece, e lo fa rapidamente, colui che si sposta, si muove, ma senza vivere e apprezzare i luoghi che raggiunge. L’uomo che gira nudo in un piazzale, nel centro abitato, sceso da un furgone in cui ha dormito e immortalato sui social, accade di vederlo a Cortina, ma l’indomani può essere in qualsiasi altro paese o città. È un diffuso problema culturale, di mancanza di educazione».

Il susseguirsi di questi episodi, riportati sui social, suscita contrarietà fra i residenti, ma coinvolge sempre più gli amministratori e le associazioni di categoria. «Questo è il turismo che sta dilagando, in questo momento, non soltanto a Cortina, ma in tutte le località di vacanza, in montagna e al mare, in tutte le destinazioni. È un fenomeno al quale dedichiamo molta attenzione, ma che è difficile arginare, se non impossibile», dice Roberta Alverà, vicesindaca di Cortina e assessora al turismo, in passato a capo dell’associazione albergatori. L’attuale presidente Ruatti commenta: «Su queste problematiche c’è un confronto, all’interno di Cortina Marketing, nella consapevolezza che non si può bloccare e neppure limitare. È difficile pensare di imporre regole; serve invece una maggiore educazione, è un problema culturale. Non è Cortina che si lamenta, per snobismo, ma è una situazione che si verifica ovunque, in tutti i luoghi in cui arriva gente che non sa comportarsi nella collettività». La conferma viene pure dalla vicina Regione Trentino Alto Adige. A Canazei, in Val di Fassa, se n’è occupato il recente consiglio comunale, con il sindaco Giovanni Benard, in un confronto aperto, fra consiglieri di maggioranza e minoranza. Sono stati auspicati maggiori controlli dei comportamenti, anche in base al Codice della Strada, ma spesso i veicoli attrezzati per la vacanza sfuggono fra le maglie delle norme. In molte aree di montagna si cerca di limitare l’accesso alle stradine forestali, anche chiudendole con le stanghe di ferro, ma restano comunque le piazzole a lato delle arterie principali, che ogni notte si trasformano in dormitori, con i furgoni che ripartono al mattino, lasciando evidenti e maleodoranti tracce del passaggio di questa forma di turismo.