TEL AVIV - «Non nascondo di essere molto preoccupata. Ma non per un drastico peggioramento degli indicatori macroeconomici e dei conti pubblici. Lo stato della nostra economia non è un problema. Siamo spaventati per un’implosione della società israeliana, per la profonda frattura che si è creata».

La riflessione di Elise Brezis, professoressa di Economia all’Università Bar Ilan (vicino a Tel Aviv), e direttrice dell’Israeli Macroeconomic Forum, da un lato conferma quanto Israele ha dimostrato negli ultimi 25 anni. Dall’altro, però, coglie di sorpresa.

L’economia israeliana si è sempre distinta per la sua resilienza, per la capacità di riprendersi con straordinaria rapidità e dinamismo da conflitti, crisi e rivolte palestinesi.

Lo spettro della recessione si è affacciato solo una volta negli ultimi 25 anni. L’ultima su base annua risale alla seconda Intifada. Durante la pandemia di Covid-19 ci fu una contrazione (-2,4%), ma fu meno della metà rispetto alle maggiori economie sia asiatiche che occidentali. Nella guerra estiva (2006) contro Hezbollah, e la campagna militare in Libano nel terzo trimestre si registrò solo una modesta contrazione pari allo 0,5% nel terzo trimestre, ma nel complesso l’anno si è chiuse con una crescita superiore all’uno per cento.