GEMONA DEL FRIULI (UDINE) - Sono rientrati dal pomeriggio di ieri (12 agosto) i carabinieri, nella villetta di via dei Lotti 47 a Gemona del Friuli. L'abitazione è stata riaperta e passata al setaccio dai militari del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Parma. Sigillata dal 31 luglio, era la scena dell’omicidio di Alessandro Venier, il 35enne trovato morto e fatto a pezzi lo scorso 25 luglio.
Gli specialisti dell’Arma hanno utilizzato il luminol e tecnologie di rilevamento avanzate per cercare tracce ematiche non visibili a occhio nudo, con l’obiettivo di verificare la versione fornita da Lorena Venier, madre della vittima e una delle due donne accusate di omicidio volontario pluriaggravato, vilipendio e occultamento di cadavere. La seconda indagata, la compagna di Alessandro, la 30enne colombiana Mailyn Castro Monsalvo, attualmente detenuta nell’istituto a custodia attenuata per madri di Venezia, è rimasta invece in silenzio, senza fornire la propria versione dei fatti.
Ieri pomeriggio è stato effettuato anche il primo esame sul corpo della vittima, una Tac, mentre questa mattina, alle 9, è prevista l’autopsia nella camera settoriale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. L’esame sarà condotto dalla dottoressa Francesca Sinopoli, medico legale, alla presenza dei consulenti delle difese: il dottor Massimiliano Mansutti, nominato dall’avvocato Giovanni De Nardo per Lorena Venier, e il professor Lorenzo Desinan, incaricato dagli avvocati Federica Tosel e Francesco De Carlo per Mailyn Castro Monsalvo. Anche i Ris parteciperanno agli accertamenti autoptici.








