GEMONA (UDINE) - È durato oltre quattro ore il nuovo sopralluogo dei carabinieri del comando provinciale di Udine nella villetta di Gemona del Friuli dove, lo scorso luglio, è stato ucciso e poi fatto a pezzi Alessandro Venier, 35 anni, dalla madre e dalla compagna. Gli investigatori, affiancati dai legali delle due indagate e da alcuni periti di parte, hanno passato al setaccio l'immobile alla ricerca di tracce biologiche utili a confermare o smentire la ricostruzione resa da Lorena Venier, madre della vittima. I primi a entrare nella casa sono stati gli artificieri: la vittima, infatti, era un collezionista di ordigni bellici e si è voluto escludere il rischio di ritrovamenti pericolosi. Già il 12 agosto gli uomini del Ris avevano raccolto reperti sulla base della prima confessione della donna, che aveva raccontato in dettaglio le fasi della mattanza. Secondo la sua versione, Alessandro sarebbe stato prima sedato con un farmaco e due dosi di insulina, poi soffocato con un cuscino e infine strangolato con i lacci degli scarponi. Una ricostruzione che la difesa della compagna Mailyn non condivide: i consulenti hanno lasciato intendere che sul corpo non ci sarebbero segni evidenti riconducibili a strangolamento.
Alessandro Venier, sopralluogo nella villetta dove il 35enne è stato fatto a pezzi: caccia alle tracce biologiche per verificare la ricostruzione di mamma Lorena
GEMONA (UDINE) - È durato oltre quattro ore il nuovo sopralluogo dei carabinieri del comando provinciale di Udine nella villetta di Gemona del Friuli dove, lo scorso luglio, è stato...






