GEMONA - Proseguono le indagini sull'omicidio di Alessandro Venier, il giovane di Gemona ucciso e fatto a pezzi nella casa di famiglia. Un mese dopo la scoperta del corpo, restano ancora molti interrogativi. La Procura di Udine ha affidato al tossicologo Riccardo Addobbati, responsabile del laboratorio del Burlo di Trieste, l'analisi dei campioni prelevati dal cadavere per verificare la presenza di insulina, come sostenuto dalla madre Lorena Venier, 61 anni, infermiera, accusata insieme alla compagna del figlio, Maylin Castro Monsalvo, 30 anni, di omicidio volontario pluriaggravato. L'obiettivo è stabilire se sia attendibile la confessione ovvero quella di aver iniettato il farmaco al figlio dopo aver tentato invano di stordirlo con una limonata addizionata di sonnifero. L'esame non è semplice: come ha spiegato Addobbati alla Tgr, l'insulina è una sostanza endogena e quindi difficile da individuare nei tessuti post mortem.

La donna ha sostenuto di aver conservato a casa delle fiale sottratte in ospedale anni fa, quando aveva pensato al suicidio, ma la sostanza si degrada facilmente se tenuta a temperatura ambiente. Solo dopo il decesso, il corpo sarebbe stato fatto a pezzi e nascosto in un bidone ricoperto di calce. A complicare il quadro c'è il silenzio della compagna di Alessandro, che non ha ancora reso dichiarazioni e che sarà interrogata il 10 settembre. Nel frattempo si sono delineate le prime mosse difensive: gli avvocati di Lorena, Giovanni De Nardo ed Emanuele Sergo, hanno nominato uno psicologo e uno psicoterapeuta per valutare lo stato di salute mentale della loro assistita. Resta da chiarire il movente, la dinamica precisa del delitto e il ruolo effettivo delle due donne. Hanno agito sole? Erano lucide? Sono domande cruciali per gli inquirenti e per la difesa, che punta a ricostruire non solo l'accaduto ma anche il contesto familiare in cui si è consumata la tragedia. Al momento, nessuna novità invece sui funerali della vittima né sulla sorte della figlia di pochi mesi della coppia.