GEMONA DEL FRIULI (UDINE) - La Tac e l'autopsia sarebbero dovuti essere soltanto gli strumenti per certificare la dettagliata confessione di Lorena Venier. Invece, sono emersi risultati contrastanti che fanno diventare un giallo la causa del decesso del figlio Alessandro Venier. Chi ha ucciso il 35enne che si stava per imbarcare su un aereo per trasferirsi per sempre in Colombia? La compagna Mailyn Castro Monsalvo, con i lacci degli scarponi, oppure la stessa mamma Lorena - di professione infermiera - con il cocktail comunque micidiale di sedativi e due dosi di insulina che gli aveva somministrato per renderlo inoffensivo? A infittire il mistero ci sono le parole della difesa della giovane mamma colombiana - madre di una bimba di soli 6 mesi, ora affidata a una casa famiglia -, che fanno capire come in Tribunale non sarà poi così scontata l'attribuzione delle singole responsabilità.

Secondo quanto è filtrato ieri da ambienti investigativi, dai due esami (l'autopsia stava per saltare per un disguido: ci si era scordati di scongelare i poveri resti dell'uomo) sarebbero emersi degli elementi che farebbero propendere per lo strangolamento - «ma da parte nostra non possiamo confermare questa ricostruzione», ha fatto sapere la Procura -, ma queste conclusioni sono confutate dai periti della difesa. «Personalmente suggerisco di apprezzare con grande cautela le anticipazioni che circolano in queste ore: le conclusioni definitive potranno essere tratte solo quando saranno depositati gli esiti ufficiali degli accertamenti, e non sulla base di indiscrezioni, peraltro non sempre aderenti alla realtà scientifica», ha detto l'avvocato Federica Tosel, che difende Mailyn.