C’è un luogo che in questi giorni tutti frequentiamo (non solo per l’aria condizionata a palla). È preso d’assalto sia da chi è in vacanza, sia da chi sta a casa: è il supermercato. Senza nulla togliere ai piccoli e gloriosi negozi (che meritano di vivere) il supermercato è un fatto culturale, una sorta di museo dell’uomo occidentale. Si entra ed ecco un’immensa gamma di prodotti, per così dire, quattro-stagioni e cinque-continenti. Il mondo a portata di mano. La loro quantità non deriva certo dalla produzione naturale. Il lavoro dell’uomo ha reso la natura molto più feconda e spesso ha “inventato” i prodotti della terra. «Non è forse l’uomo che ha creato il grano?» scriveva Jean Jaurès. Esagerava, ma in effetti molte «produzioni che chiamiamo naturali non sono l’opera spontanea della natura». È la storia della civiltà. Dio ha creato sia l’ingegno umano che la natura: tutto viene dalla capacità del primo di manipolare la seconda (c’entrano molto la Bibbia e il cristianesimo). Ecco perché non si può ridurre il supermercato (e l’Occidente) alla banale categoria del “consumismo” (deprecato da intellettuali o chierici che però ne usufruiscono). Il supermercato è una macchina complessa con un retroterra simbolico che parla dell’identità occidentale.