Con un lungo e accorato post su Instagram, Ghali è tornato a fare sentire la sua voce sugli attacchi di Israele a Gaza e in particolare sull’uccisione dei 6 giornalisti palestinesi delle scorse ore e per chiedere ai colleghi di prendere posizione: «Uniti possiamo non avere paura di niente». Lo ha fatto postando un’immagine bucolica; un’alba su un uliveto, con la sua mano sul tronco di uno di questi alberi: «Ormai lo sanno tutti, lo ammettono tutti: a Gaza è in atto un genocidio».

Questo il testo del messaggio: «Vicino a un ulivo sento solo il canto delle cicale, dopo una giornata di mare in un’altra estate fortunata. Sappiamo che, tra ieri e oggi, almeno sei giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Con la loro morte, oltre al dolore di questa ingiustizia, si rischia anche la morte dell’informazione a Gaza. Uccidere chi fa informazione significa nascondere la verità, e questo è solo una delle innumerevoli crimini e violazioni dei diritti umani che si stanno commettendo. Ormai lo sanno tutti, lo ammettono tutti: a Gaza è in atto un genocidio».

Così a Gaza i giornalisti sono bersagli, centinaia di morti per non testimoniare

Poi un appello. «Vorrei dire a chi fa musica come me, a chi scrive, a chi mette la propria faccia e la propria voce al servizio dell’intrattenimento, che dobbiamo ricordarci che stiamo vivendo tutti nello stesso lasso di tempo. Non eravamo nessuno, e ora qualcuno di noi si è costruito una vita, migliore della media, grazie alla gente che ci ha sostenuto. Non possiamo non dire una parola su ciò che sta accadendo a Gaza. Cosa cambia se lo facciamo?» chiede e si risponde: «Sembrerà non bastare, ma la storia ci insegna che la lotta al male, le manifestazioni pacifiche, gli articoli, la voce del popolo hanno comunque fatto la differenza. Insomma, se già sta andando male, figuriamoci come andrebbe se stessimo tutti zitti».