A leggere i giornali citati dagli intellettuali a prescindere siamo più o meno alla fine del mondo, mentre la sinistra sfodera un manuale di economia balneare e politica estera da brividi. La realtà è che siamo entrati in un altro mondo e loro sono ancora residenti nella Ztl dove è svanito sotto i loro occhi allucinati il tavolo da gioco sul quale avevano puntato le carte (globalizzazione, delocalizzazione, più finanza e meno industria, tubo del gas a manetta con la Russia, “lavoro cinese” e manodopera da immigrazione senza controllo, export americano a basso costo e massimo profitto, difesa pagata dagli Yankees, welfare come oppio di Stato). Il banco è saltato perché la Cina ha cominciato a dispiegare a un’economia “autarchica” nella gestione delle materie prime e della produzione (è la politica di Xi Jinping partita durante il Covid), mentre gli Stati Uniti con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca hanno accelerato la svolta protezionista che lo stesso Biden aveva inseguito, ma continuando a alimentare il rosso della bilancia commerciale, facendo esplodere il debito e lasciando irrisolto il problema del reddito della middle class.

La Bella Addormentata Europa è rimasta intrappolata nella marcia dei giganti, immobile, reclama diritti che non ha, posti che non può avere, fa promesse che non può mantenere. La vecchia regola del giornalismo, «follow the money», è sempre la pista migliore. Seguire i soldi significa informarsi sulle idee di chi compra e vende, ascoltare il mercato. Secondo gli analisti del fondo di investimento Bridgewater siamo di fronte a tre fattori: 1. Un nuovo paradigma geopolitico e macroeconomico; 2. Una minaccia per gli investimenti concentrati negli Stati Uniti; 3. Una rivoluzione tecnologica che si verifica una sola volta in una generazione.