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Ultimo aggiornamento: 12:59

Gran finale del Caracalla Festival 2025, con una sontuosa esecuzione dei Carmina Burana, accolta con entusiasmo dal pubblico.

Com’è noto, i Carmina Burana rappresentano originariamente una raccolta di canti (quasi tutti in latino, con eccezioni in provenzale antico e alto tedesco medio) composti nel XI e XII secolo. La loro pubblicazione avverrà, però, a metà dell’800, a seguito della loro scoperta dovuta a Johan Andreas Schmeller. Il nome deriva dalla versione latinizzata del nome (“Burana”) del convento benedettino in cui sono stati ritrovati (“Beuern”), nei pressi della località bavarese di Bad Tölz. Questi componimenti poetici rappresentano una testimonianza straordinaria del fermento culturale goliardico (in omaggio al soprannome “Golia” del noto eretico Pietro Abelardo); ovvero quello spontaneo movimento di associazioni creato dai cosiddetti clerici vagantes, gli studenti girovaghi che, seguendo il percorso di studi della peregrinatio academica, si spostavano nelle diverse università dell’epoca.

La fama popolare dei Carmina Burana si deve senza dubbio alla memorabile opera di Carl Orff: una cantata scenica (1935-36) costruita su 24 degli oltre 300 componimenti originali. Importante è da considerare come solo recentemente sia stato possibile ricostruire alcune possibili melodie originali (impresa difficile per la mancanza di chiare indicazioni armoniche e ritmiche nei manoscritti). Ai tempi della celebre composizione di Orff non si poteva avere alcuna idea di come anticamente venissero intonati i Carmina. Il compositore tedesco rimarrà affascinato dalla straordinaria varietà tematica dei canti, che va dal monito spirituale alla satira blasfema, dal gioco umoristico all’amara riflessione esistenziale. Interessante notare come nel titolo originale dato da Orff ci sia una precisa indicazione simbolico-esoterica: Cantiones profanae cantoribus et choris, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis, ovvero: “Canzoni profane per cantori e cori, accompagnate da strumenti e immagini magiche”. Un’indicazione presa in considerazione, ad esempio, da Shen Whei nel suo apprezzato allestimento coreografico al San Carlo (2014).