"Una tempesta di energia corale, uno dei pezzi più complessi da eseguire fatto di ritmi serrati, pianissimi e fortissimi estremi da gestire con sicurezza.
Dal punto di vista vocale è un'opera che contiene tutto". Ciro Visco, maestro del Coro dell'Opera di Roma, riassume così i Carmina Burana, la composizione di Carl Orff che il 7 agosto chiuderà il Caracalla Festival. "Il brano più conosciuto che apre e conclude l'opera con i colpi di timpano descrive la vita sotto l'egida della sorte che governa tutto, anche gli dei - dice all'ANSA - ma all'interno ci sono passaggi bellissimi sulla rinascita della vita, tinte e colori che tratteggiano il mistero e il dissidio tra l'amore sacro e profano che si risolve in un inno all'amore carnale". Il coro sarà, dunque, protagonista della serata finale della kermesse estiva del Teatro dell'Opera di Roma affidata quest'anno alla direzione artistica di Damiano Michieletto.
L'orchestra sarà diretta dal maestro venezuelano Diego Matheuz che torna a Caracalla dopo la prima esperienza con Mass di Leonard Bernstein, nel 2022.. I solisti sono il soprano Giuliana Gianfaldoni, il tenore Levy Sekgapane e il baritono Vito Priante, che al Caracalla Festival ha interpretato Leporello nel nuovo allestimento del Don Giovanni firmato da Vasily Barkhatov. Al concerto partecipa la Scuola di Canto Corale del Teatro dell'Opera.







