L’escalation in Medio Oriente continua a complicare il dialogo ebraico-cattolico. L’ultimo intoppo in ordine cronologico arriva con la lettera che il rabbino Eliezer Simcha Weisz, membro del Consiglio interreligioso del Gran rabbinato di Israele, ha scritto a Leone XIV per lamentarsi delle parole pronunciate al termine del Giubileo dei giovani. A Tor Vergata il Papa aveva detto: «Siamo con i giovani di Gaza, siamo con i giovani dell’Ucraina». Ma l’accostamento non è piaciuto a Weisz che ha preso carta e penna ed ha rinfacciato al Pontefice che «nominando Gaza e Ucraina nello stesso respiro - senza tracciare una distinzione morale e senza alcun riferimento agli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas- molti nel mondo ebraico hanno percepito una dolorosa equivalenza che ci ha profondamente ferito». «Non dobbiamo mai permettere - si legge nella lettera - che la compassione per un popolo avvenga a scapito della giustizia per un altro: tutta la sofferenza merita preghiera, ma non tutta la sofferenza è causata dalle stesse mani, nè tutti i conflitti vanno descritti negli stessi termini».