Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Una piccola rivoluzione per la Sicilia del vino: l’Orisi, frutto di un incrocio spontaneo di Sangiovese e Montonico Bianco, torna tra le varietà ammesse nel disciplinare Terre Siciliane Igt e la cantina di Vittoria guidata da Stefano Girelli, che ci ha sempre creduto molto ma prima doveva nascondersi dietro una semplice “O”, può finalmente uscire allo scoperto

Un ritorno che sa di piccola rivoluzione per la viticoltura siciliana. Con la modifica del disciplinare Terre Siciliane IGT, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, l’Orisi torna tra le varietà ammesse e potrà finalmente comparire in etichetta. Per oltre vent’anni questo vitigno autoctono, raro e quasi estinto, non aveva diritto di cittadinanza formale: il vino prodotto da Santa Tresa, la tenuta di Vittoria (Ragusa) guidata da Stefano Girelli, era costretto a nascondersi dietro una semplice “O”, simbolo del suo nome non scritto.

L’Orisi è frutto di un incrocio spontaneo tra Sangiovese e Montonico Bianco, sopravvissuto in pochi esemplari sui Nebrodi. Il suo recupero comincia nel 2003, quando la Regione Sicilia avvia un progetto di valorizzazione dei vitigni autoctoni coinvolgendo il vivaio regionale Federico Paulsen di Marsala e Santa Tresa. Nel vigneto sperimentale della tenuta, 5.600 metri quadrati con 18 vitigni e 31 fenotipi, l’Orisi trova spazio tra altre varietà reliquia, in un laboratorio a cielo aperto dove si studiano adattamento climatico, resilienza e sostenibilità.