Caro Massimo,
ho 38 anni e ho avuto una relazione con una donna sposata e madre di un bambino piccolo. Lei vive in un’altra città, ma per lavoro si sposta spesso nella mia. Fin qui la più classica delle tresche clandestine. Di peculiarità però ne ha almeno tre. Da appassionato di scacchi le suddividerei così: 1) apertura, 2) mediogioco, 3) finale.
Non rappresentano le fasi della storia, ma peculiarità appunto, che ti chiedo di aiutarmi a districare perché sono per me veri e propri punti interrogativi, che mi bloccano, rendendomi difficoltoso voltare pagina.
1) Apertura. In una fresca serata io e lei – che chiamerò bonariamente Ciciolè - andiamo a cena fuori, poi lei si ferma da me con l’intenzione di tornare a casa, ma finiamo per addormentarci entrambi fino al mattino. Puoi immaginare! Mille chiamate del marito (che sapeva che era stata a cena con me) e delle sue amiche. Tutti preoccupatissimi. Due giorni dopo lei mi invita a pranzo a casa loro, con il marito e una nostra comune amica. Io e lui praticamente non ci rivolgiamo parola e lei per tutto il tempo non fa nulla per dissimulare il suo interesse nei miei confronti.
2) Mediogioco. Passa del tempo, apparentemente ci innamoriamo entrambi. Il marito viene a sapere tutto. Ciciolè mi dice che vuole un figlio da me. Non un domani, non se e quando avrà fatto chiarezza nel suo matrimonio, ma subito. In quel momento lì. Io, che avevo del tutto perso la testa, mi lascio trasportare da questa folle intenzione. Ci proviamo, e per mesi (lo so, merito la fustigazione)






