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Analizzando le immagini di una TAC al cervello, un’intelligenza artificiale di Google si è inventata una parte anatomica che non esiste, scrivendo un referto che è stato poi inserito in una ricerca scientifica proprio sull’utilità delle AI per fare le diagnosi mediche. L’errore è stato notato da un neurologo che non aveva partecipato allo studio ed è stato corretto solo parzialmente da Google, che ha provato a minimizzarne la portata. La vicenda, ripresa da diversi siti di tecnologia e di salute, è emblematica del modo in cui l’intelligenza artificiale, pur mostrando grandi potenzialità nel campo medico, può generare risultati fuorvianti se non adeguatamente supervisionata.

Oltre a scrivere testi, disegnare, modificare immagini e comporre musica, si prevede che i sistemi di intelligenza artificiale (AI) saranno sempre più utilizzati in numerosi ambiti lavorativi, compreso quello sanitario. Alcuni dei più grandi sviluppatori, come OpenAI e Google, sostengono da diverso tempo che le loro AI possano essere usate non solo nello sviluppo di nuovi farmaci, ma anche per aiutare i medici a fare diagnosi più precise e accurate. Intorno a questa possibilità ci sono grandi opportunità ed entusiasmi, ma diversi medici ed esperti di AI invitano a una certa prudenza e a riconoscere i limiti che hanno le attuali applicazioni per fare diagnosi.