La misandria è quel termine poco utilizzato che indica l’avversione morbosa verso il sesso maschile e su cui ci sono ancora molte discussioni linguistiche in atto. In un vecchio articolo del 2017 dell’Accademia della Crusca, veniva pubblicata un’intervista di Repubblica del ’92 al linguista Tullio De Mauro. L’esperto, confermando “l'inesistenza” di questo termine, fece una vera e propria premonizione: «Ma chissà, nel prossimo futuro, non è detto che non ci capiterà di leggere un romanzo intitolato appunto La Misandra. Anzi, lo suggerisco: è un bel titolo...». Dal titolo, però, siamo arrivati al prodotto finale, che risulta illeggibile.

Siamo arrivati al punto che, davanti a un morto, fatto a pezzi da madre e fidanzata, si perda il senso della ragione e si arrivi a dire, senza vergogna, che quella morte atroce, alla fine dei conti, la vittima se l’è meritata.

Una sorta di risarcimento morale per tutte le donne uccise nel mondo. E non c’è da stupirsi, purtroppo, se Vee Tridente, una delle tante influencer che spopolano sul web, commentando la notizia abbia pronunciato parole come queste: «Ditemi che non sono l’unica che ha pensato: ma quanto c...o deve aver rotto i c...o questo qua...». E poi, pensando di non aver espresso chiaramente il concetto, ai suoi 90 mila follower, quasi come rafforzativo, ripete: «Quanto c...o deve aver rotto le palle? Ho fatto peccato a pensarlo...?». La content creator sembra non rendersi conto della gravità delle parole appena pronunciate, anche se, qualche ora dopo, forse perché inondata da commenti negativi o forse consigliata da qualcuno di buon senso, ha eliminato dalla sua pagina il “video sentenza”.