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Nelle ultime settimane lo spostamento di alcuni fondi pubblici promessi dal governo per costruire la linea ferroviaria ad alta velocità tra Salerno e Reggio Calabria ha alimentato un vivace confronto politico tra esponenti calabresi del centrosinistra e della destra, che tra l’altro governa la regione. L’opposizione ha accusato la destra di aver tolto miliardi di euro al progetto dell’alta velocità, la destra ha risposto con note del ministero dei Trasporti che smentivano il disimpegno del governo. Come spesso accade, oltre a esserci qualche ragione da entrambe le parti, c’è soprattutto grande confusione perché questo progetto è enorme e complicato.

Al di là delle promesse, finora la cosa certa è che per far arrivare i treni dell’alta velocità fino a Reggio Calabria servirebbero progetti e soprattutto moltissimi soldi, molti più del ponte sullo Stretto, della TAV o di qualsiasi altra ferrovia italiana: 17,2 miliardi di euro. Soldi e progetti che oggi non ci sono.

Già diversi anni prima della pandemia RFI, la società delle Ferrovie dello Stato che gestisce e mantiene i binari e gli impianti, aveva iniziato a fare studi preliminari sull’allungamento dell’alta velocità tra Salerno e Reggio Calabria. Erano studi interni, di prospettiva, condotti senza un preciso mandato ministeriale. Un’ottima occasione per sfruttare quel lavoro è arrivata col PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato con fondi europei.