Bibi contro tutti. Ovvero il sesto governo di Benjamin Netanyahu contro le Israeli Defense Forces (Idf) e un ampio spettro di oppositori non solo politici. Dopo dieci ore di discussione iniziata giovedì sera e finita venerdì mattina, il gabinetto di sicurezza ha deciso di continuare la guerra contro Hamas.

«Le Idf si preparano a prendere il controllo della città di Gaza mentre distribuiranno assistenza umanitaria alla popolazione civile al di fuori delle zone di combattimento». Lo scopo dichiarato non è occupare Gaza ma liberarla da Hamas. Una decisione non facile per il governo. Ore prima il capo di stato maggiore delle Forze armate, Eyal Zamir, aveva messo in guardia l’esecutivo dall’allargare l’operazione a Gaza. E Zamir non è un oppositore del primo ministro: solo pochi mesi fa lo stesso Bibi lo ha scelto per rimpiazzare il generale Herzi Halevi. Martedì Zamir aveva spiegato al governo che gli uomini delle Idf sono esausti dopo 22 mesi di combattimenti, che la turnazione stretta dei riservisti ha stancato il personale e che avvicinarsi alle zone dove si presume siano trattenuti gli ostaggi mette a repentaglio la vita degli stessi.

Il dado però è tratto. Lo Stato ebraico si incammina verso una nuova fase di guerra contro Hamas, il gruppo terrorista di ispirazione islamica che il 7 ottobre 2023 ha messo a ferro e fuoco il sud di Israele, ucciso 1.250 persone e preso in ostaggio altre 251. Dei 50 ostaggi ancora nelle mani dei tagliagole solo 20 sono ancora in vita e le ultime immagini diffuse da Hamas mostrano corpi scheletrici di persone gravemente denutrite.