Piccolo, rosa, bitorzoluto e quasi sconosciuto. O meglio, l’aglio rosa di Papaglionti è noto solo a chi ha avuto la fortuna di imbattersi nelle lunghe e sottili trecce, o nei sottili mazzetti, che profumano le strade della campagna vibonese, ma solo nei dintorni di Zungri. Non comune aglio da cucina, porta con sé nella sua preponderante componente aromatica e nella piacevole piccantezza naturale tutto il senso di appartenenza al territorio e la riscoperta di una antica coltura. Recuperato e rilanciato dall’Associazione Asfalantea, questo aglio è cantore della terra in cui nasce e cresce.

Il territorio di Papaglionti, piccola frazione del borgo rurale Zungri, essendo leggero e permeabile consente ai bulbi di crescere con facilità, mentre la sua natura non lo fa sviluppare in grandezza e peso. È un aglio piccolo con bulbilli (spicchi o denti, ndr) di calibro non regolare e disposizione sovrapposta. Richiede pazienza per sbucciarlo, ma ripaga con un profluvio di sentori che spaziano dai più caratteristici dell’aglio, con note dolci e profondamente aromatiche che si sprigionano appena si stacca la pellicina esterna, fino al sapore che si esprime quando viene tagliato o grattugiato. La pungenza lascia spazio alla dolcezza, che in digestione si dimostra anche molto clemente, il sapore riempie la bocca con freschezza se usato crudo e ha un finale piccantino che fa subito pensare ai sapori più caratteristici della Calabria. In cottura enfattizza la dolcezza, donando ai piatti un gusto profondo e morbido di aglio, mantenendo la sua piccantezza naturale.