Non hanno impedito le violenze — alcuni dei vertici dell’istituto e della polizia penitenziaria — «non esercitando i poteri di controllo, vigilanza, coordinamento». O le hanno coperte — almeno parte del personale medico — «redigendo referti falsi o concordati con gli agenti in relazione alle lesioni patite dai detenuti e assistendo a plurime aggressioni (...) omettendo di attivare qualsiasi segnalazione o intervento». L’inchiesta sui pestaggi e le torture nei confronti dei giovani detenuti nel carcere minorile Beccaria sale di livello. E, oltre al moltiplicarsi di vittime e di agenti accusati — s’allarga fino a coinvolgere alcune «figure apicali» su cui, fin dalle prime battute dell’indagine, svolte dalla squadra mobile e dal nucleo investigativo della stessa polizia penitenziaria, e coordinate dai pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena e dall’aggiunto Letizia Mannella.